Cos’è la planetaria: un po’ di storia

cos'è la planetaria

La storia della cucina può essere suddivisa in due ere: a.P. e d.P. (avanti Planetaria e dopo Planetaria).
L’era a.P. era un periodo tranquillo, durante il quale ci si dilettava a preparare dolci fatti in casa semplici e con i pochi mezzi a disposizione. Certo, già alcune invenzioni di una certa rilevanza erano disponibili. Vi ricordate del buon vecchio sbattitore? Esso era nato per sostituire il vecchio (e poco amato) olio di gomito, facilitando di molto la preparazione di svariate ricette. Che poi non si trattava di un attrezzo così male. Insomma, a dirla tutta, svolgeva bene il suo compito: le uova venivano montate a perfezione, le ciambelle riuscivano benissimo e anche il pan di Spagna era decente. Insomma era una vita fatta di cose semplici e genuine. Poi, ad un certo punto, è successo qualcosa. Va detto che la planetaria non è mica un’invenzione dell’ultimo decennio, anzi, le più vecchie risalgono agli anni ‘30, ma negli ultimi tempi si è scatenata una corsa all’acquisto di questo accessorio che molti, diciamoci la verità, non sanno nemmeno cosa in realtà sia.

“It’s the best kitchen aid I’ve ever had !”

cos'è la planetaria 2

Il nome Herbert Johnston ti dice qualcosa? Se sei un “planetariano” è proprio a lui che devi dire grazie. Fu infatti proprio Herbert Johnston che vedendo un panettiere impastare il pane a mano, progettò il primo mixer. Fu così che nel 1919 nacque l’H-5. Non c’è bisogno di dire che il successo fu immediato dando un grande aiuto soprattutto ai professionisti. Curiosa la storia del nome che venne dato dopo l’esclamazione della moglie di un dirigente di Johnston : “I don’t care what you call it, it’s the best kitchenaid I’ve ever had!” ( non importa come lo chiamate, questo è il miglior aiuto in cucina che abbia mai avuto). Da qui, Kitchenaid.
Come tutte le novità il costo non è dei più contenuti, quindi anche se l’H-5 venne proposto anche come elettrodomestico per uso casalingo, rimase comunque un prodotto di nicchia.
Gli anni trascorsero e mentre nel campo professionale le planetarie divennero sempre più indispensabili, raggiungendo anche dimensioni voluminose per sopperire alle necessità di un attività commerciale, le casalinghe si limitavano ad utilizzare i classici mixer.
Va però detto che noi siamo stati sempre più indietro rispetto agli U.S.A. e mentre negli anni ‘90 la planetaria era diventata per gli americani un normale elettrodomestico, in Italia stentava ancora a decollare, soprattutto per via dei costi non proprio accessibili.

I fantastici anni 2000

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I programmi di cucina sono sempre esistiti, ma avevano un taglio decisamente meno professionale. Chi non ricorda Wilma De Angelis in “A pranzo con Wilma”?
Ad un certo punto però i cuochi hanno deciso di uscire dalle cucine alla volta dei set televisivi. Ed ecco i vari Masterchef condotti da chef diventati delle vere e proprie star. Basti pensare ad un Gordon Ramsay o ad i nostrani Alessandro Borghese e Antonino Cannavacciuolo.
Questi chef hanno portato il loro bellissimo lavoro fuori dalle cucine, facendo innamorare milioni di persone. In tutti questi programmi, a troneggiare sul piano da lavoro, c’è sempre lei, la planetaria. Quello che è successo è che forse molti di noi hanno attribuito a questo elettrodomestico un potere magico, come se fosse lei la ragione della buona riuscita di un piatto.
Questa fu la fortuna di aziende come KitchenAid e Kenwood e di tutte quelle piccole aziende che hanno (e stanno) cavalcando quest’onda.
Oggigiorno la planetaria è diventata un elettrodomestico di uso comune. Se prima i prezzi erano quasi proibitivi, adesso se ne possono trovare per poche decine di euro. La loro evoluzione si è adattata alla richiesta del pubblico che cerca macchinari sempre più completi e con funzioni sempre più all’avanguardia e, se prima erano presente solo gli accessori base come la frusta a filo, la foglia e il gancio, oggigiorno sono dotati di tritatutto, tritacarne sfogliatrice e tanto altro.

Se questa sia semplicemente una moda o una reale esigenza, chi lo sa, lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.